Chi si appresta a vendere online, tra le varie incombenze a cui deve rispondere, si trova di fronte al fatidico quesito: “La partita IVA è obbligatoria?”. Aprire la partita IVA, infatti, presenta dei costi che spesso non sono supportabili da chi intraprende una attività di vendita online, soprattutto se agli inizi e con un budget ridotto, oltre ad avere i conosciuti problemi italiani dovuti ad una burocrazia non proprio semplice da comprendere e soprattutto con dei tempi lunghi.

Aprire la partita IVA, infatti, vuol dire lanciare la propria attività con un contributo fisso per l’INPS pari a 3.200 Euro: non una buona notizia per chi decide di iniziare a vendere online e si trova già con un passivo importante.

Se anche tu vuoi vendere online e vuoi sapere se è necessaria la partita IVA e gli eventuali casi in cui aprirla è obbligatorio, nell’articolo di oggi vogliamo fugare tutti i tuoi dubbi.


Aprire la partita IVA per vendere online: è necessario?

La risposta a questa domanda non è univoca. Mi spiego meglio: se oggi vuoi vendere online su subito.it (o siti analoghi) un vecchio regalo che ti ha fatto tua zia, non sei obbligato ad aprire la partita IVA. La normativa vigente (art. 1 DPR 633/72), infatti, prevede che “L’imposta sul valore aggiunto si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni e sulle importazioni da chiunque effettuate.”

Tale articolo deve essere letto in combinato con l’art. 5 della medesima legge, la quale specifica che “Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro autonomo da parte di persone fisiche ovvero da parte di società semplici o di associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l’esercizio in forma associata delle attività stesse.”

Per chiarire meglio i punti posti in evidenza dalla normativa vigente, bisogna subito specificare che aprire la partita IVA è obbligatorio per chi svolge in modo abituale una attività di vendita, seppur non esclusiva. Insomma, se ti capita occasionalmente di vendere online, non sei obbligato ad aprire la partita IVA, se lo fai in maniera abituale, invece sì. E’ molto importante che tu abbia ben chiaro che si è obbligati ad aprire la partita IVA anche se si svolge l’attività di vendita online come attività secondaria: se il tuo lavoro è quello di impiegato presso un’agenzia di assicurazioni, ma per arrotondare hai deciso di vendere online dei vestiti e lo fai abitualmente, sappi che sei obbligato ad aprire la partita IVA.

Cosa si intende per prestazione occasionale?

Anche in questo caso ci viene in aiuto la normativa vigente, in particolare la Legge Biagi, che specifica che si tratta di lavoro occasionale, quando viene svolto  con una durata inferiore ai 30 giorni e con un guadagno massimo inferiore a 5.000 Euro. Ricordi, infatti, i 3.200 Euro di spesa fissa da corrispondere all’INPS in caso di apertura della partita IVA di cui parlavo all’inizio? Ovviamente in caso di guadagno inferiore ai 5.000 Euro non è possibile pensare di pagare un contributo simile.

Non devo aprire la Partita IVA: come posso dichiarare il reddito?

Se occasionalmente svolgi attività di vendita online, non devi nascondere il ricavato! Per dichiararlo ti basterà presentarlo mediante la compilazione del Modello Unico o del 730.

Il nuovo regime agevolato dei minimi

Se vuoi intraprendere l’attività di vendita online,  potrai accedere al nuovo regime dei minimi forfettario, che prevede, per chi inizia l’attività nel 2016 un’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’imposta regionale sulle attività produttive, pari al 15%. L’imposta è ridotta al 5%  per cinque anni se:

  • Il contribuente non ha esercitato nei 3 anni precedenti l’inizio dell’attività, un’attività artistica, professionale o d’impresa;
  • L’attività di vendita non sia la mera prosecuzione di un’altra attività svolta sotto forma di lavoro autonomo o dipendente;
  • Se è la prosecuzione di un’attività svolta da un altro soggetto, l’ammontare dei ricavi non deve essere stato superiore ai limiti per l’accesso al regime forfettario (di cui ti parlerà tra poco).

Ulteriori vantaggi sono: l’esclusione dall’IVA, dall’IRAP, dagli studi di settore, oltre ad una durata senza limiti di tempo, visto che il regime forfettario dura fin tanto che permangono i requisiti. 

Per accedere al regime forfettario dei minimi, è necessario:

  • Rientrare nel limite di reddito dato dal codice ATECO che varia a seconda del tipo di industria (nel nostro caso il limite di reddito è di 50.000 Euro, il coefficiente è il 40%. Se hai un reddito di 30.000 Euro, l’aliquota del 15% sarà applicata su 12.000 Euro, quindi saranno da pagare 1.800 Euro di tasse.
  • Non superare la soglia di 20.000 Euro lordi annui per l’acquisto di beni strumentali;
  • Non superare la soglia di 5.000 Euro lordi annui per collaboratori e dipendenti.

Elisa Ceccarelli
Elisa Ceccarelli